Chiuso rifugio per randagi: volontario adotta 10 cani per non farli finire in un canile

CELLINO SAN MARCO – Non c’è un canile ma ci sono tanti randagi. C’è un’associazione di 11 volontari che si occupa dell’assistenza di cani abbandonati ma non ha un posto dove metterli e così “occupa” una struttura comunale abbandonata da decenni ritrovo di teppisti e tossici, la bonifica e la trasforma in un rifugio per cani. Ma poi arriva la Finanza insieme all’Asl e blocca tutto. I cani, dieci, senza microchip, tutti trovati in buona salute, devono finire nel canile così uno dei volontari li adotta “intestandoseli”. Tutti insieme. Da domani, però, non ci sarà più un posto dove mettere i randagi.

Accade a Cellino San Marco, Comune che non ha una struttura comunale per il ricovero dei randagi e che li porta a Carovigno spendendo circa 70mila euro all’anno. L’associazione che cerca di dare una casa a questi “trovatelli” è la “Il senso della vita”, presidente Teresa Veneziano e vice presidente Giuseppe Mazzotta, due persone note in paese per l’amore smisurato per gli amici a quattro zampe. Per i sacrifici che ogni giorno fanno per cercare di sfamarli e curarli.

Il sopralluogo di Fiamme Gialle e Asl risale alla mattinata di oggi, giovedì 2 febbraio. Un intervento che ha vanificato tutti i sacrifici degli ultimi anni. Grazie ai volontari dell’associazione i cani abbandonati avevano un posto dove stare, tranquillo, lontano dal traffico cittadino e dal centro urbano e un’area comunale abbandonata che era diventata rifugio di consumatori di droghe e teppisti era stata bonificata. Si tratta di una struttura situata tra le campagne tra Cellino San Marco e Guagnano che doveva diventare pista di pattinaggio ma che per motivi ignoti è rimasta “in costruzione”. Ma si adatta bene al ricovero degli amici a quattro zampe che non hanno una casa. “Sempre meglio che chiuderli in un canile”, sostiene Mazzotta che, tanto per fare un esempio sulla sua dedizione per gli animali, ha messo in vendita pezzi di arredamento per poter curare uno dei suoi cani.

“Decidemmo di occupare quella struttura perché era abbandonata da anni e si prestava bene al rifugio di cani, era diventato ritrovo di gente poco per bene, la bonificammo, trovammo anche delle siringhe, la rendemmo vivibile, mettemmo il recinto per evitare che i cani sfuggissero. Abbiamo sempre saputo che non eravamo in regola ma non c’era e non c’è altro modo per dare un rifugio ai cani abbandonati, nonostante diverse sollecitazioni agli organi competenti. Certo però, non mi sarei mai aspettato che ci avrebbero vietato di tenere i cani in quel posto. Non davano fastidio a nessuno”.

“L’alternativa canile è migliore? Prendendoci cura di quegli animali evitiamo che il Comune spenda 1200 euro di soldi pubblici per chiuderli in un ricovero, senza tenere conto del fatto che quasi sempre vanno incontro a morte certa, noi in tre anni abbiamo dato un tetto a oltre cento cani, so che gli animali ricoverati nel canile dal Comune dal 2004 non sono stati adottati, hanno trovato la morte. Non me la sento di dare questo destino a queste povere bestie. Dai controlli del personale Asl è emerso che tutti i cani trovati nel rifugio erano in buona salute e questo è stato scritto su un verbale di constatazione. Certo è che non ci fermeremo, i randagi del nostro territorio avranno sempre qualcuno che si prende cura di loro ma qualcuno deve aiutarci”.

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