Resta senza benzina, i carabinieri lo aiutano a spingere l’auto e poi scoprono che è uno spacciatore

Genova – Bolzaneto, ore 17 di mercoledì pomeriggio. La vecchia Renault resta senza benzina nella trafficata via Pastorino. Gianni, 43 anni, barista in un locale di Sestri Ponente, non immagina di certo che quello sarà soltanto l’inizio di una giornata piena di guai. Come farebbe chiunque altro scende, si mette da solo a spingere il veicolo fino al distributore più vicino. Spera però nell’aiuto di qualche passante, generoso che si fermi a dargli una mano, s’imbatte in una pattuglia dei carabinieri.

I militari del nucleo radiomobile, in zona per un controllo, si accorgono subito dell’automobilista in difficoltà. E decidono di intervenire. Uno dei due carabinieri scende e aiuta Gianni a spingere, l’altro resta in auto per far defluire il traffico congestionato.

Sembra un normale soccorso stradale, che arriva pure a destinazione: un’area di servizio dove l’automobilista può fare rifornimento. È in quel momento però che succede qualcosa. Perché i carabinieri, dopo aver aiutato l’automobilista, decidono di controllarlo per essere certi che la macchina non sia rubata. Basta un semplice accertamento al terminale per scoprire che Gianni ha qualche scheletro nell’armadio. Più precisamente una condanna per spaccio di droga avvenuta all’inizio del 2000. I militari – diretti dal maggiore Gianmario Carta – decidono di approfondire l’accertamento. Chiedono al barista se abbia dello stupefacente al seguito. Gianni in un primo momento nega, poi messo alle strette confessa. «Ho una bustina di marijuana nella tasca», ammette consegnandola. Da lì in poi i militari scoprono altre bustine nascoste all’interno l’autovettura e presso l’abitazione del barista: quasi un etto di stupefacente che viene immediatamente sequestrato. mentre l’automobilista viene arrestato. I carabinieri di concerto con la Procura lo accusano di detenzione ai fini di spaccio «poiché – viene indicato in una relazione – la droga era suddivisa in dosi».

Il sospetto pusher, difeso dall’avvocato Andrea Testasecca, nega però questo aspetto: «Non è assolutamente così – spiega – quella droga la tengo per uso personale. E la divido in buste per una questione di praticità». Ai militari dichiara poi di averla coltivata lui stesso sul poggiolo di casa: «Non ho comprato lo stupefacente da nessuno – ribadisce – me lo sono prodotto da solo coltivando i semi». Una versione che sarà al vaglio del giudice. Il magistrato ha convalidato l’arresto e fissato il processo a marzo. Spetterà a lui chiarire se quel possesso fosse veramente per uso personale o meno.

Fonte

0
0
0
Total
0
Leggi altro:
Torna a casa dopo 3 settimane: quando il cavallo la rivede, la reazione è commovente

Chiudi