Porta il “mare” da Napoli a Milano e diventa un caso che la Bocconi sta studiando

Andrea Capaldi, ha 38 anni e per realizzare il suo progetto di diffusione della cultura si è fatto anticipare 500 mila euro di eredità dai genitori

MILANO – Ci vuole un bel coraggio per mettersi in testa di fare quello che sta provando a fare lui: portare a Milano l’unica cosa che non c’è, il mare.

Lui si chiama Andrea Capaldi, ha 38 anni, è un napoletano di via Tasso, famiglia colta e benestante, e questo conta, poi si capirà il perché. Fa l’imprenditore sociale, ma prima ha cambiato molte strade. A diciotto anni è arrivato per fare Economia alla Bocconi, “e mi sono innamorato di questa città dove c’erano negozi di dischi a cinque piani”.

A ventidue ha mollato tutto per andare a Bologna a frequentare il Dams. In mezzo l’Out Off e il Teatro Due di Parma. A ventitrè si è iscritto all’Accademia di Arte Drammatica di Roma ed è diventato attore. A trenta ha deciso che sarebbe diventato un danzatore.

Su un Ted X lo racconta con quei suoi occhi da gatto: “Mi dicevano che ero incasinato, volubile, discontinuo. Ma io un talento me lo devo riconoscere: sono un visionario. Penso che basta credere, e tutto è possibile. I sogni possano cambiare il mondo. E io voglio cambiare il mondo. Le persone possono stare insieme nel nome della bellezza, non del consumo; il diverso è ricchezza e l’incontro tra diversi diventa un tesoro”.

Così eccolo a casa dai genitori, nell’appartamento vista Golfo, dove da bambino, all’ora della cena, recitava “perché mi è sempre piaciuto vedere la cultura far star bene le persone”, a proporre qualcosa di indecente: anticipatemi l’eredità. Cinquecentomila euro, una base di partenza. Perché i sogni hanno bisogno di passione, ma anche di sostanze. L’avventura di Mare Culturale Urbano è cominciata così.

Il “mare” di Milano – “mare perché evoca energia, contamina, è in continuo movimento”, è una case history che studiano alla Sda della Bocconi, che nell’annunciarlo come oggetto di studio l’ha definito “uno dei progetti più innovativi sul territorio milanese, che coniuga innovazione sociale e culturale e propone un nuovo modello di sviluppo delle periferie”.

È partito nel maggio del 2016, con l’apertura al pubblico di una cascina del ‘600 ristrutturata, Cascina Torrette di Trenno, Madonne affrescate sui muri, l’aia dove si balla il tango, la balera, due sale per prove musicali, quaranta postazioni di coworking, una cucina popolare con birreria artigianale, residenze per artisti, ventimila presenze nel corso dell’estate.

A giugno un altro pezzo: il via ai lavori in via Novara, la costruzione ex novo di un polo culturale di seimila metri quadri con sale teatrali, da concerto, cinema, studi di registrazione, atelier e punti di ristoro. Racconta Andrea: “A Milano passa il meglio del mondo e della cultura, ma poi va e non rimane niente. Volevo un luogo di aggregazione fissa, volevo tirare fuori la ricchezza là dove sembra ci sia la povertà. E le periferie sono luoghi di destinazione, sono bacini di cultura natural”. Il modello è al 104 di Rue des Aubervilliers, a Parigi, il Centquatre, appunto, un centro culturale che ha cambiato una delle periferie tra le più lontane e più difficili.

Anche questa è periferia. Via Novara, via Gabetti, Forze Armate, il “fortino” di via Fleming, case popolari Aler, molte occupate, l’housing sociale di via Cenni… non lontano da San Siro che però non è solo lo stadio e le ville dei calciatori. “Mare” non è qualcosa che nasce e si sviluppa lontano dalle persone. Cresce con loro, le coinvolge.

Ci lavorano ormai una quarantina di persone, sguinzagliate nelle strade, nei palazzi. Allo spazio Colibrì si tirano le prime somme: è una specie di assemblea, stile anni ’70, ragazze con i mezzi guanti, barbe lunghe, il cane nero Maisha e le sedie scomode. Le interviste fatte nei cortili, le risposte prevedibili: mancano i servizi, gli spazi di aggregazione… “Quando diciamo che vogliamo partire dal basso, intendiamo questo: cominciare dai bisogni delle persone”.

Alla Cascina Torrette è andata in scena intanto la prima co-produzione internazionale: il collettivo olandese Wunderbaum, ospite della residenza artistica, ha debuttato con “Chi è il vero italiano?”, la storia di un’assemblea di condominio, una performance con attori veri a recitare insieme agli abitanti del quartiere, adesso in cartellone a Rotterdam.

“Mare”, scrivono i professori della Bocconi, propone un modello di business “nuovo e sfidante”, “rappresenta un modello virtuoso di collaborazione tra pubblico e non profit”.

Andrea, che è un metro e ottantacinque, sta appena appena dentro la Enjoy

rossa con la quale sfreccia per Milano: “La nostra ambizione è di creare qualcosa che non c’è, un nuovo modello di sviluppo del territorio”. Nostra, perché insieme a lui ci sono anche Paolo Aniello e Benedetto Sicca. Oggi a Milano, domani in tutte le periferie urbane. “Siamo partiti da qui perché oggi si può cominciare solo da Milano. Ma ho un sogno: portare tutto questo nella mia città, questo mare lo sogno anche a Bagnoli”.

Fonte: repubblica.it

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