Perde il portafoglio con 200 euro, profugo lo trova e glielo riporta

L’esperienza di un 42enne veneto: “Qualcuno mi ha suggerito di lasciar perdere, tanto la zona è frequentata da extracomunitari, come a sottintendere che è malfamata e che non avrei ritrovato nulla”

Qualcuno gli aveva suggerito di metterci una pietra sopra e di lasciar perdere perché la zona dove aveva perso il portafoglio “è frequentata da extracomunitari”, come a sottintendere che è malfamata e che non avrebbe ritrovato nulla,  ma proprio un extracomunitario, invece, dopo aver rinvenuto il portafoglio lo ha controllato e glielo ha restituito con tanto di soldi e carte di credito all’interno.

Come racconta il Giornale di Vicenza, è quanto capitato a Christian Zarantonello, un 42enne di Schio che lunedì scorso, dopo essersi seduto sulla scalinata di una chiesa del posto si è accorto che non aveva più il portafogli.

Perde il portafoglio con 200 euro, profugo lo trova e glielo riporta

“Solo al momento di andare a fare la spesa mi sono reso conto di quanto perso e così con agitazione sono tornato sui gradini della chiesa e come immaginavo non c’era nulla di quanto perso.

Ho recuperato il numero di cellulare del parroco, ma non era rintracciabile e così ho lasciato una messaggio” , ha spiegato l’uomo che nel portafoglio aveva 200 euro, bancomat e carta.  

Ed è stato proprio il parroco  a ricontrattarlo spiegando che uno dei ragazzi che lui assise, un profugo del Gambia, aveva ritrovato il portafoglio e che lo avrebbe aspettato la mattina successiva per riconsegnargli tutto

“Ho incontrato Kebba che si è mostrato felice per avere sollevato le mie preoccupazioni”, ha dichiarato il 42enne, concludendo: “Sono felice per aver recuperato tutti i miei effetti personali ma ancor di più nel voler constatare che non vincono sempre le maldicenze sulla disonestà della gente, sui preconcetti verso gli extracomunitari.

Nei media, soprattutto in questo periodo, si proclamano allarmismi e diffidenze ma credo sia più che mai necessario oggi dare testimonianza di simili gesti di solidarietà e fraternità. La chiamo proprio fraternità perché nell’abbraccio con Kebba io mi sono sentito a casa, fra le braccia di un fratello”.

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