Ecco la storia dell’ingegnere indiano che salva i cani randagi e che ha stretto un patto con loro

Rakesh Shukla è un ingegnere informatico. Ma la sua vera passione è un’altra: i cani. Soprattutto salvare quelli più in difficoltà. Per anni si è dedicato al suo lavoro fra computer e programmazione. Ha vissuto negli Stati Uniti, a Delhi, ma poi ha deciso di aprire la sua azienda con la moglie a Bangalore.

«Avrei potuto fare una vita fatta di grandi auto e orologi costosi. Ho viaggiato molto e visto tutto il mondo, ma non ero ancora felice» racconta alla Bbc. Poi c’è stato l’incontro con un Golden Retriever di nome Kavya e la sua vita è cambiata: «Quando siamo arrivati a casa lei si nascose in un angolo, mi guardava e aveva molta paura ma poi si è subito fidata di me – ricorda Shukla -. Da quel momento ho capito tante cose, è stato come un formicolio nei capelli, mi sono posto una domanda che mai mi ero fatto: perché sono qui?».

Il secondo cane del signor Shukla arrivò tre mesi più tardi, si chiama Lucky ed è stata salvata dalla strada: «Stava piovendo da ormai 13 giorni e lei era tutta bagnata ed infelice così l’ho portata a casa». Da quel giorno ogni volta che gli si presentava davanti un cane abbandonato o randagio il signor Shukla lo portava a casa.

Lo spazio è iniziato a essere poi insufficiente per tutti i pelosi, così l’uomo ha deciso di acquistare un terreno in cui gli animali possono vagano liberi.

Oggi è un rifugio naturale di 15mila mq dove vengono ospitati 735 cani a cui, 10 persone assunte, preparano e servono mediamente, 200 kg di carne e 200 kg di riso al giorno, per una spesa totale di 635 euro. Ma lui, che ormai tutti chiamano “Dog Father” (padre dei cani), punta ancora più in alto con l’obiettivo di voler ampliare ancora di più lo spazio da dedicare ai suoi quattro zampe.

Ho fatto un patto con i miei cani, ci separeremo solo dopo la morte!

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