Trascorsi 30 anni dal disastro di Chernobyl, i ricercatori scoprono un dettaglio entusiasmante

Era il 26 aprile 1986 alle ore 1.23 circa quando avvenne, nella centrale nucleare di Chernobyl, quella che è stata definita come la catastrofe più grande che sia mai accaduta sul pianeta da quando l’uomo ha fatto la sua comparsa.

A seguito dell’incidente, che come è stato ben evidenziato fu causato da grave imperizia e negligenza da parte del personale della centrale, una enorme nuvola radioattiva fuoriuscì dal reattore nucleare per poi ricadere su vaste aree intorno alla centrale, contaminandole pesantemente e rendendo necessaria l’evacuazione di centinaia di migliaia di persone che non poterono mai più far ritorno nelle loro case. Le nubi radioattive raggiunsero anche l’Europa orientale e toccarono anche l’Italia e gli Stati Uniti, per fortuna con livelli di radioattività molto bassi.

Ancora oggi, intorno a Chernobyl, non c’è presenza umana, se non quella di migliaia di curiosi visitatori che, ostacolati dalle forze dell’ordine, tentano, con ogni mezzo, di entrare in città.

Nonostante il luogo sia disabitato, gli studi condotti in questa area sono numerosi: oltre a quelli che servono a monitorare la situazione nella stessa centrale e le radiazioni che emette, ci sono quelli rivolti alla flora e alla fauna.

Con grande sorpresa dei ricercatori, un ripopolamento di animali selvaggi sta avendo luogo nelle foreste limitrofe alla zona di esclusione, dove l’enorme quantità di radiazioni sembrava fosse incompatibile con la vita.

Dopo il disastro fu stata individuata una ‘zona di esclusione’ circolare, al cui centro e con il picco massimo di radioattività si trova la centrale nucleare, e mano mano che ci si allontana sono presenti anelli con una quantità di radiazioni minori.

Chernobyl

Proprio negli anelli meno radioattivi si è riscontrato un ripopolamento degli animali tipici della zona: 14 specie di mammiferi sono state avvistate tra cui lupi, cinghiali, orsi, volpi e un esemplare di lince iberica.

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L’avvistamento di queste specie animali è stato reso possibile grazie all’installazione di 30 telecamere, che hanno effettuato riprese ininterrotte per ben 5 settimane.

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Questo, ovviamente, non sta a significare che le radiazioni giovino allo sviluppo della flora e della fauna, ma che in assenza dell’uomo la natura riesce a riprendersi anche gli spazi più inospitali.

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Senza le attività di caccia, agricole e di deforestazione, gli animali hanno potuto ristabilirsi in quegli stessi luoghi che anni prima avevano abbandonato.

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A 30 anni di distanza dall’immane catastrofe che ha scosso tutto il mondo, la natura è tornata a trionfare rigogliosa.

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A conclusione degli studi, i ricercatori non hanno avuto dubbi: si è creata una vera e propria riserva naturale nei boschi di Chernobyl.

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