Brucia bimba di 3 anni sulla stufa, babysitter condannata a 15 anni: “Amavo quei piccoli”

Lidia Quilligana, 32enne ecuadoregna, che lavorava presso una famiglia nello Stato USA del Connecticut è stata condannata per le orribili crudeltà perpetrate nei confronti di due bimbi di cui avrebbe dovuto prendersi cura. In più occasioni li avrebbe sollevati di peso per i capelli per punirli.

Una babysitter 32enne è stata condannata a 15 anni di carcere dopo essere stata giudicata responsabilità di una una terribile crudeltà contro i bambini dei quali doveva prendersi cura.

Lidia Quilligana ha bruciato una mano e una gamba su una stufa alla bimba di tre anni che le era stata affidata, poi l’ha sollevata di peso per i capelli e infine l’ha rinchiusa all’interno di un cassapanca per punizione.

Le sue azioni sono state descritte come “inaccettabili” dal suo stesso avvocato, che l’ha descritta come una “persona triste che ha perso il controllo”.

Il legale ha provato a difendere la donna, originaria dell’Ecuador e che lavorava per una famiglia in Connecticut, sostenendo che stava usando “l’unico metodo di disciplina che conosceva”.

Brucia bimba di 3 anni sulla stufa, babysitter condannata a 15 anni

Quilligana è stata arrestata nel 2015 dopo che le telecamere a circuito chiuso installate nell’abitazione dove stava lavorando hanno documentato gli abusi di cui si è resa responsabile nei confronti di due bimbi di 1 e 3 anni.

La babysitter ha letteralmente strappato i capelli da entrambe le loro teste e le violenze perpetrate nei loro confronti sono state descritte come una “tortura”, secondo News Times.

La donna ha lavorato presso la famiglia per circa un anno prima che gli abusi venissero scoperti ed era incinta del suo terzo figlio quando è stata arrestata. I genitori dei due bimbi avevano cominciato ad insospettirsi dopo aver appurato che la più grande aveva un occhio nero.

Quilligana si era difesa, sostenendo che la piccola si era arrampicata su una sedia accanto al forno ed era caduta battendo la testa. Ma i filmati delle telecamere interne hanno provato che mentiva Sharon Dornfeld, che rappresenta le vittime, ha detto: “C’era una quantità di crudeltà sostenuta e depravata che non ho mai visto prima in questo caso.

Ha torturato quei bambini. Quilligana ha provato a difendersi di fronte alla corte: “Non potevo controllarmi. Credetemi, io amavo questi bambini con tutto il cuore. Mi dispiace 1.000 volte”.

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